Omaggio a John Cazale
Data pubblicazione: 16 agosto 2010 - Autore: Maurizio Mameli
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John Cazale (1935-1978) è un attore che ha segnato, pur nella brevissima carriera, la storia del cinema degli anni ‘70. Soltanto 5 lungometraggi, e mai da protagonista, sono bastati per imporre il suo volto (e la sua bravura) nella memoria del pubblico di mezzo mondo.
Una faccia da italo-americano – ombra di barba, le folte sopracciglia e gli occhi incavati scuri sotto una fronte alta – il giovane Cazale si trasferisce da Boston a New York dove, tra gli altri, conosce Al Pacino e inizia a lavorare per il teatro e la Tv. La sua vita si intreccia qui con quella dei “movie brats“, i cattivi ragazzi del cinema americano, quei registi e personaggi che ridiedero in quegli anni vigore alla produzione USA: in particolare fu Francis Ford Coppola a valorizzarne le doti, scritturandolo tra il 1970 e il ‘71 per The Godfather nella parte di Fredo Corleone. Dopo aver fiancheggiato Marlon Brando, James Caan, Robert Duvall e lo stesso Al Pacino è ancora al lavoro con Coppola per due pellicole, la seconda parte de Il Padrino, dove emerge con più forza rispetto al primo episodio, e nello sperimentale La conversazione nel quale recita un altro grande attore quale Gene Hackman. Cazale si ritrova dunque in pochi anni presente in alcune delle produzione stelle e strisce più celebrate dal dopoguerra a oggi, terminando la sua brevissima carriera con altre due interpretazioni: la prima nel teso poliziesco diretto da Sidney Lumet Quel pomeriggio di un giorno da cani, a dar manforte al rapinatore Al Pacino, forse il suo ruolo più in evidenza, la seconda ne Il cacciatore, capolavoro antimilitarista di Michael Cimino. Tristemente però per ottenere questa parte in The Deer Hunter occorse l’intervento diretto del regista, dell’allora compagna Meryl Streep e del protagonista Robert de Niro ad assicurare la produzione, poiché nel frattempo a John venne diagnosticato un tumore osseo in fase avanzata che non lasciava speranze. Convinti i finanziatori e le assicurazioni, Cimino riorganizzò le giornate di riprese in modo da anticipare tutte le scene in cui partecipavano lui e la Streep; permettendo così a Cazale un’ultima passerella in un film quasi corale (oscar tra l’altro a Christopher Walken con attore non protagonista) di cui non riuscì nemmeno a vedere il temine, morendo nel marzo ‘78, mesi prima dell’uscita nelle sale.
QUI un breve saggio, in inglese, sotto invece una clip dalle prime scene del film di Cimino, dove Cazale affianca al bancone John Savage, Steven nel film, in procinto di sposarsi e partire per il Vietnam con De Niro e Walken.
Metamorfosi… del cinema giapponese
Data pubblicazione: 10 agosto 2010 - Autore: gianpy
Categorie: cinema su carta, news | 1 commento
In un mondo tecnologico e multimediale come il nostro, il cinema viene sempre più spesso fruito per mezzo del computer. Tutto (o quasi) è ormai immediatamente visibile e commentabile. Una volta essere appassionati di cinema non commerciale o comunque non “made in Usa” non era facile.
Personalmente, il cinema orientale (nelle sue svariate sfaccettature) mi ha sempre affascinato. E recuperare titoli giapponesi, hongkonghesi o coreani era il mio cruccio. Ora, film che solo 10-15 anni fa bisognava fare arzigogolate ricerche prima di poterli recuperare (e vedere) attraverso una sbiadita vhs con sottotitoli in inglese che escono per metà dall’inquadratura, sono disponibili nel tempo di un download o di un caricamento streaming.
Seguendo questo inevitabile processo, Maria Roberta Novielli (docente di cinema e letteratura giapponese all’Università Ca’ Foscari di Venezia e già autrice di uno dei capisaldi della saggistica cinefila dell”estremo oriente, e cioè l’imprescindibile Storia del cinema giapponese) ha deciso di pubblicare online il proprio nuovo lavoro. Una scelta sicuramente al passo con i tempi ma ugualmente coraggiosa, vista la situazione non proprio rosea del mondo editoriale italiano.
Trattasi di METAMORFOSI – Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese <— da questo link è possibile scaricare gratuitamente il pdf del libro scritto dalla Novielli con prefazione di Tsukamoto Shinya.
Una lettura consigliata per chi desidera approfondire alcuni temi legati alla diffusione di certo cinema giapponese in Occidente (anche qui in Italia) e per chi vuole avere uno sguardo critico sulle opere di alcuni dei maggiori (e controversi) autori giapponesi contemporanei, da Miike Takashi a Kurosawa Kiyoshi, da Tsukamoto Shinya a Nakata Hideo e Sion Sono.
Buona lettura!
Haruki Murakami al cinema
Data pubblicazione: 29 luglio 2010 - Autore: gianpy
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Il grande scrittore giapponese era già stato portato sullo schermo qualche anno fa dal compianto Ichikawa Jun (che aveva adattato per il cinema un suo breve racconto, realizzando quel piccolo capolavoro quasi dimenticato che si chiama Tony Takitani), ma a parte questa breve e fugace esperienza, i suoi romanzi non sono mai stati presi in considerazione per una trasposizione cinematografica… probabilmente perché non parlano di vampiri-maghi-leggende ma di sentimenti, ricordi e vite vissute.
Ebbene, da circa un annetto (o poco più) circola la notizia che non solo una trasposizione ci sarà, ma anche che il soggetto di questa trasposizione sarà niente meno che il suo romanzo più bello e famoso: Norwegian Wood.
A tentare l’ardua impresa non sarà un regista giapponese ma il vietnamita (naturalizzato francese) Tran Ahn Hung, già eccellente autore negli anni 90 (Il profumo della papaya verde, Cyclo, Solstizio d’estate), per alcuni anni scomparso dalle scene e tornato alla ribalta nel 2008 con un thriller dal titolo I come with the rain.
Da qualche settimana è apparso un teaser del film che, a quanto pare, dovrebbe uscire in Giappone a dicembre e in Europa (Italia compresa) il prossimo anno. In attesa di un trailer un po’ più sostanzioso, beccatevi questo:
Shutter Island e gli errori di Scorsese
Data pubblicazione: 28 luglio 2010 - Autore: gianpy
Categorie: approfondimenti, recensioni, ritratti | Lascia un commento
Martin Scorsese è il cinema. Il suo egregio lavoro di regista, autore, produttore, storico del cinema nonché il “recente” ruolo di restauratore di alcune fra le più prestigiose pellicole del glorioso passato di molte nazioni (Italia compresa) non lascia adito a dubbi. E’ e resterà sempre una delle più importanti figure del cinema degli ultimi 40 anni.
Detto questo, però, è inevitabile ricordare che da qualche anno a questa parte il talento che in passato ha generato film come Taxi Driver, Toro scatenato, Fuori Orario, l’Età dell’innocenza (solo per citarne alcuni, fra i miei preferiti) ha decisamente perso smalto.
Le ultime due sue opere, soprattutto, portano secondo me a compimento l’inesorabile processo di decomposizione delle capacità registiche del nostro. Sia ben chiaro, il talento c’è e rimane. E uno Scorsese di serie C è sempre meglio di un qualsiasi blockbuster scappa&spara. Però…
The Departed, nonostante gli Oscar vinti, non ha minimamente la forza di capolavori come Quei bravi ragazzi o Casinò, e ricicla malamente (il film è una specie di copia carbone dell’originale hongkonghese) una storia già ottimamente adattata per il grande schermo da Alan Mak e Andrew Lau in Infernal Affairs (vedere per credere!).
Ma ciò che mi ha colpito e affondato è stata la visione di Shutter Island. Spacciato per un ritorno in grande stile del regista americano, questo thriller psicologico carcerario sulla carta era anche abbastanza accattivante: ambientato negli anni ‘50, la storia narra di un poliziotto federale alle prese con la scomparsa di un’assassina-malata di mente inspiegabilmente evasa da un manicomio criminale situato su un’isola sperduta.
Ora, sul web si trovano decine di recensioni entusiastiche sul film, quindi per le cose positive potete pure fare riferimento a loro… pure io le ho notate, lungi da me stroncare il film in toto. La fotografia e la musica sono da manuale, alcuni personaggi sono azzeccati, la regia è spesso originale e non mancano momenti di poesia visiva. Ma è altresì vero che il film è pieno di buchi, la sceneggiatura è un colabrodo e non basta giocare la carta dell’onirico per giustificare automaticamente errori e discrepanze. Per non parlare del montaggio. Non so di chi sia la colpa, se di Scorsese che ha portato a casa del materiale scadente o della Schoonmaker (la montatrice feticcia di Scorsese, più volte premio Oscar) che incomincia a perdere colpi ma qui siamo di fronte ad una caterva di errori grossolani che non ti aspetteresti nemmeno da uno studente di cinema del primo anno. Raccordi di sguardo e di movimento sbagliati, stacchi di montaggio che si accavallano, un dialogo di due minuti con un personaggio che in campo si gratta la testa e nel controcampo no… insomma, cose mai viste! Sul web ne hanno calcolati circa 40 di questi errori… che, volenti o nolenti, inficiano parecchio la riuscita di un film che dovrebbe tenerti in tensione continua ma che fra strafalcioni, inquadrature sbagliate, scene al limite del ridicolo involontario e una recitazione non proprio eccezionale (Di Caprio, oltre a funzionare poco come scafato agente federale, ha un’unica espressione per tutto il film ed è la stessa dei suoi ultimi 3 lavori con Scorsese… quindi ripensandoci la colpa non è forse tutta sua) perde inevitabilmente un certo appeal.
Tant’è che Shutter Island mi è sembrato un incredibile passo falso nella carrieria di Scorsese. Troppo grosso però da non preoccuparmi seriamente per la tenuta artistica di, se non si era capito, uno dei miei registi preferiti.
[fonte foto Scorsese: hollywoodcultmovies.com]
THE ROAD, in sala dal 28 maggio
Data pubblicazione: 25 maggio 2010 - Autore: gianpy
Categorie: film in sala, news, trailers | Lascia un commento
Finalmente, pare che da venerdì 28 maggio uscirà anche da noi in Italia (con notevole ritardo) il film The Road del regista australiano John Hillcoat, tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa 2007). Finalmente, si diceva. Perché era da mesi che sui vari forum/social network si discuteva sul perché di tale incomprensibile ritardo. E sull’ipotesi, davvero sconsolante, che il film da noi non uscisse più o magari solo in dvd.
Invece, pur in un periodo ormai “quasi morto” (maggio-giugno sono gli ultimi mesi utili per un minimo incasso al botteghino), The Road esce (grazie alla casa di distribuzione Videa CDE). Cerchiamo quindi di andare a vederlo, perché da quel che sembra, merita alquanto!
Una vita al massimo
Data pubblicazione: 29 marzo 2010 - Autore: gianpy
Categorie: news, ritratti | Lascia un commento
Vedere Dennis Hopper che, malato terminale di cancro, cerca di sorridere e di scherzare all’inaugurazione della sua stella (finalmente!) sulla Walk of Fame di Hollywood, circondato da un numeroso gruppetto di amici, colleghi e fans, mi ha lasciato una profonda tristezza. Quasi una commemorazione postuma ma senza il morto. Questa esile figura di uomo che a malapena riesce a stare in piedi, affaticato da una malattia incurabile che lo ha colpito e quasi affondato in pochissimi mesi fa a botte con il Dennis Hopper che noi tutti conosciamo. Un personaggio ribelle, anticonformista, assolutamente originale, super attivo: attore, regista, produttore, fotografo, pittore, collezionista d’arte… difficile catalogarlo restringendolo in un’unica categoria.
Al cinema è sempre stato legato in maniera indissolubile (pur fra alti e bassi), dai suoi esordi negli anni ‘50 giovanissimo accanto a James Dean (!) fino alle fruttuose collaborazioni con Coppola, David Lynch, Wim Wenders, Abel Ferrara, passando ovviamente per Easy Rider (di cui è stato, non dimentichiamolo, anche regista). Un suo pregio è stato sicuramente quello di essere riuscito ad adattarsi perfettamente sia al cinema commerciale che a quello indipendente/fuori dagli schemi… non tutti infatti sarebbero stati in grado di passare, senza soluzione di continuità e con grande classe, da Velluto blu a Speed, da L’amico americano a Waterworld.
Da ricordare anche le sue incursioni registiche, poche ma piuttosto significative: il già citato Easy Rider, Colors e soprattutto Ore contate, un thriller piuttosto originale con un cast mozzafiato (Jodie Foster, Dean Stockwell, John Turturro, Joe Pesci e lo stesso Hopper) che divenne col tempo (anche grazie ad alcuni problemi legati alla produzione e distribuzione) un cult-movie degli anni 80.
Insomma, 73 anni vissuti alla grande (chiedetelo alle 5 mogli…). Ora è alle prese con un nemico difficile da affrontare e battere… buona fortuna, Dennis!
Il fiume che non c’è – cineforum
Data pubblicazione: 25 marzo 2010 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, locandine/movie posters, news | Lascia un commento

Il 9 aprile inizierà un ciclo di proiezioni a tema “pietre-cave-miniere” che terminerà a ridosso della manifestazione IL FIUME CHE NON C’E’, che si terrà i primi di maggio nel quartiere di San Martino a Trento. Evento culturale che quest’anno svilupperà questa tematica (legata alle cave presenti proprio in zona, nelle prossimità del Castello del Buonconsiglio) attraverso numerose iniziative: letture. mostre fotografiche, appuntamenti culinari, animazioni per bambini e, appunto, una rassegna di film. Organizzata da Il Funambolo, Barycentro e CinemaVertigo.
Insomma, non mancate!
Omaggio a Eric Rohmer
Data pubblicazione: 13 gennaio 2010 - Autore: Maurizio Mameli
Categorie: R.I.P., cinema su carta | Lascia un commento
Addio a uno dei papà della Nouvelle Vague.
I Racconti Morali di Eric Rohmer e la maggioranza dei suoi film “sono costruiti attorno a un tema centrale che riguarda per lo più la vita di relazione, le questioni del comportamento individuale sul piano ideologico e morale in rapporto alla ideologia e alla morale dominanti: sono, in sostanza, dei veri piccoli saggi filosofici con struttura narrativa, secondo la migliore lezione dei grandi letterati del Settecento. [...]è il rapporto amoroso fra due o più persone a costituire il filo conduttore d’una analisi della realtà dell’individuo sotto l’angolo visuale dei conflitti psicologici e dei problemi morali .”
tratto da Gianni Rondolino, Storia del cinema, Utet 2000
Alice nel paese di Tim Burton
Data pubblicazione: 19 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: news, trailers | Lascia un commento
Uno dei film più attesi (dal sottoscritto) per il 2010. La famosa fiaba di Lewis Carroll vista attraverso le lenti deformanti e visionarie del regista di “Edward mani di forbice“. Non voglio sbilanciarmi ma… da quanto si vede dalle prime immagini… sembra non deludere le attese:
“Merry Christmas…
Data pubblicazione: 16 dicembre 2009 - Autore: gianpy
Categorie: CinemaVertigo presenta, news | Lascia un commento
…Mr. Lawrence”, anche conosciuto col titolo FURYO, sarà la nostra ultima proiezione del 2009 (in attesa di riprendere gli appuntamenti cinefili a metà gennaio). L’appuntamento è per venerdì 18 dicembre, ore 21.
DA NON PERDERE, se non altro per l’inedito terzetto di protagonisti (David Bowie, Ryuichi Sakamoto e Takeshi Kitano) e per l’ormai famosissima colonna sonora: